Intrecci, Scuola di Alta Formazione per la Sala.

Paolo SantoroThe Salt Magazine

La prima volta che sono stato a Castiglione in Teverina da INTRECCI mancava qualche mese all’apertura del primo corso di Alta Formazione per la Sala.
Mi portarono dopo una degustazione di Sale Pregiato abbinato al Montiano dell’Azienda Vinicola Falesco, fatta insieme a Enrica Cotarella e Francesca Romana Barberini. Alla Scuola c’erano ancora gli ultimi dettagli da sistemare, ma l’impatto fu sorprendente, perché tutto, la struttura, il programma didattico intelligente e la visione lucida e prospettica delle fondatrici Marta, Dominga ed Enrica Cotarella, faceva ben percepire che mi trovavo dinnanzi a un progetto che sarebbe diventato un punto di riferimento di livello assoluto e imprenscindibile per la ristorazione Italiana e Internazionale, avente come Mission quella di formare Maître di Sala, professionisti preparati e consapevoli del ruolo strategico da svolgere nella complessa macchina produttiva e organizzativa di un ristorante.
Quando, qualche mese dopo, Marta Cotarella, Direttrice della Scuola dall’entusiasmo travolgente, mi ha invitato per realizzare una Masterclass sul Sale per i suoi studenti, devo dire che con grande entusiasmo ho accettato, perché parlare di sale a dei giovani che hanno deciso di studiare e dedicare la loro vita professionale all’arte dell’accoglienza e della gestione dei clienti, non poteva che essere un’esperienza stimolante sotto l’aspetto didattico, professionale e umano. Inoltre c’è da dire che c’è una forte similitudine e un parallelismo incredibile tra il Sale e il Maître. Entrambi, infatti, sono il terminale del lavoro di una moltitudine di persone, con tutte le responsabilità che ne conseguono, nel bene e nel male. Il Sale può esaltare, equilibrare o distruggere un piatto, ma altrettanto può fare il Maître, con una parola detta male o un gesto sbagliato.
Ritrovare la scuola dopo qualche mese e vederla pulsare dell’energia degli studenti e dei docenti sotto la guida e gli occhi attenti di Marta, Dominga ed Enrica (è difficilissimo trovarle insieme nello stesso posto!), beh, per una persona che vuole insegnare la cultura del Sale, è stata una conferma e uno stimolo in più per andare avanti su una strada tortuosa e piena di diffidenza.
La Masterclass ha portato per mano i 14 studenti, all’inizio un pochino destabilizzati dall’ascoltare di tipologie di sale, di Terroir, di abbinamenti con olio e vino… a comprendere la forza e il ruolo che ha il sale nella realizzazione di un piatto e come potentissimo strumento di marketing. 
Arrivederci Castiglione in Teverina e Intrecci, in bocca al lupo ragazzi per il vostro futuro e grazie a voi, Marta, Dominga ed Enrica, donne forti, gentili ed illuminate che danno lustro all’imprenditoria italiana.
La passione è contaminante! Bravissime.
L'inviato The Salt Club
Paolo Santoro

Paolo Santoro

Nato a Taranto nel 1958, è laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università di Siena. Imprenditore nel mondo degli Instant Media e della Produzione Audio/Video, è Sommelier AIS e Gourmand per passione. Autore del romanzo “Il Sale del Führer” edito dall’Erudita, è un profondo conoscitore del Sale di Mare pregiato raccolto nelle più antiche saline d’Europa, di cui studia da anni tutti i possibili abbinamenti. Con la convinzione che esiste un legame indissolubile tra l’uomo, il sale e il cibo, organizza in Tour per l’Italia e per L’Europa la sua Masterclass “Sapere di Sale” per apprendere come si utilizza, come si abbina e come si riconosce il Sale di Mare di qualità. Lezioni, incontri, partecipazioni e degustazioni tenute presso le Scuole di Cucina e di Alta Formazione per Chef e Aspiranti Chef, Scuole per l'Accoglienza e l’Ospitalità e Hotel e Ristoranti.

Fourghetti. Straordinaria passione.

Paolo SantoroThe Salt Magazine

Incontrare e raccontare persone e passioni è forse una delle cose che più ti arricchiscono l’anima e conciliano con l’idea che sul pianeta c’è ancora molto di buono. Se poi la passione che incontri parla di buona cucina, di ricerca del bello, del buono e… di creatività, beh, allora sei molto fortunato, perché passi di diritto a un’esperienza ipersensoriale unica…

La prima volta che sono entrato al Fourghetti di Bologna è stato per organizzare Salt it up, una serata dove il protagonista sarebbe stato il Sale – che per uno che ha deciso di diventare Maître du Sel è più che un invito a nozze. Ad accoglierci con il suo sorriso sereno, Silvia Belluzzi, la Patronne che guida con grande maestria una macchina da formula uno e che ha come compagno di viaggio lo chef Bruno Barbieri e, da pochi giorni, anche Dario Iacobellis, nuovo ma esperto e illuminato Direttore Generale.

Con il suo dinamismo ed entusiasmo coinvolgente, Silvia inizia a parlarci di come abbia progettato, pensato e scelto ogni minimo dettaglio del ristorante: dal marchio, alle sedie Catilina disegnate dall’architetto Luigi Dominioni, dal banco in marmo nero – lungo più di 10 metri – alle grandi vetrate… magari starete pensando che nel mondo ci sono tante altre strutture con questo livello di dettagli: pensiero lecito, ma la vera straordinarietà del Fourghetti è il valore professionale e umano delle persone che ci lavorano e di chi le guida, che insieme hanno la capacità di trasportarti e accompagnarti per mano nella sopracitata “dimensione ipersensoriale”.

È un piacere veder danzare davanti alle sue 400 bottiglie di pozioni magiche il bartender Salvatore Castiglione, “il poeta”. Uno dei pochi barman al mondo a riuscire a creare un size-cocktail, un cocktail su misura. Salvatore ti accoglie con il suo sorriso sornione, ti guarda per una frazione di secondo…. et voilà: ha già pensato quali distillati miscelare con le giuste proporzioni per ottenere il cocktail perfetto in quel momento per il suo cliente, che se ne sta lì sereno a guardare il gesto ipnotico dello scuotere lo shaker, ascoltando sognante il tintinnio del ghiaccio. Infine il porgere del cocktail è la ciliegina sulla torta. Lento, diretto e prezioso, un po’ come quello del gioielliere che si appresta a far vedere un capolavoro al suo cliente che è lì in silenziosa e religiosa attesa. Un breve sorso ad occhi chiusi. Perfetto! La conferma avviene con un cenno della testa lieve, ma forte più di qualsiasi parola. Tutto questo si ripete con la stessa intensità per ogni singolo cliente ed è proprio questa la profonda differenza tra il fuoriclasse assoluto e il professionista operatore di miscele.

Mentre ce ne stavamo seduti al banco con la nuovissima creazione di Salvatore, un Asiatic Martini à la Fleur di Sel di Sicilia, arriva lui, il “mago” della cucina del Fourghetti, Erik Lavacchielli, che con gesti rapidi e pensati ci crea un piatto proprio lì davanti a noi, pensato per abbinarlo al cocktail di Salvatore: Gambero crudo di Santo Spirito con Sale della Cornovaglia al timo e limone, Roast beef con nocciole e Polpettina di pollo al Sale di Nubia speziato all’aglio rosso. Credo che Mago Erik e il Fourghetti abbiano inventato un nuovo modello di fare e presentare “Live” l’alta cucina, che noi abbiamo battezzato “Cucina Circolare”, perché la circolarità dei sensi è la nota predominante. Eccellente!

Quella al Fourghetti è stata un’esperienza illuminante nella sua interezza, che ha creato, se mai ce ne fosse stato il bisogno, uno spartiacque ben definito nel metro di giudizio, una unità di misura da tenere sempre ben ferma nella testa, somma di straordinaria passione, professionalità assoluta e rigorosa attenzione nei dettagli. Non è roba da poco.
Bravi ed arrivederci a tutto il Team.
Buon sale a tutti!

L'inviato The Salt Club
Paolo Santoro

Paolo Santoro

Nato a Taranto nel 1958, è laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università di Siena. Imprenditore nel mondo degli Instant Media e della Produzione Audio/Video, è Sommelier AIS e Gourmand per passione. Autore del romanzo “Il Sale del Führer” edito dall’Erudita, è un profondo conoscitore del Sale di Mare pregiato raccolto nelle più antiche saline d’Europa, di cui studia da anni tutti i possibili abbinamenti. Con la convinzione che esiste un legame indissolubile tra l’uomo, il sale e il cibo, organizza in Tour per l’Italia e per L’Europa la sua Masterclass “Sapere di Sale” per apprendere come si utilizza, come si abbina e come si riconosce il Sale di Mare di qualità. Lezioni, incontri, partecipazioni e degustazioni tenute presso le Scuole di Cucina e di Alta Formazione per Chef e Aspiranti Chef, Scuole per l'Accoglienza e l’Ospitalità e Hotel e Ristoranti.

Intervista a Paolo Santoro

Ludovica GalliThe Salt Magazine

Il Sale è il compagno indiscusso di tutti i piatti, dai più elaborati ai più tradizionali, dai piatti gourmet a quelli che ci preparano a casa le nostre mamme e le nostre nonne, ma è, se ci pensate su un attimo, anche l’alimento più bistrattato e sottovalutato del pianeta.

Cerchiamo di capire il perché con Paolo Santoro, che ha realizzato insieme a Patrizia Rotilio la The Salt Club, un’azienda super specializzata nella vendita e nella distribuzione di sale di mare raccolto a mano in Europa. Passione e tanta intraprendenza: è combinando questi due elementi che il “Guru del Sale” o Maître du Sel, come si definisce lui, ha fatto rinascere il Sale come alimento, restituendogli l’anima e l’importanza che gli spetta.

PERCHÉ PROPRIO IL SALE?
“Mi sono avvicinato al sale per una serie di coincidenze, che mi hanno fatto innamorare di questo elemento magico e di tutto il mondo che lo circonda. Per tantissimi anni mi sono occupato di doppiaggio e di post-produzione audio/video, poi qualche anno fa mentre ero a Parigi sono entrato in quello che era forse il primo market gourmet al mondo, il Lafayette Gourmet, dove con mia grande meraviglia c’era un’intera parete dedicata alla Fleur de Sel. È stato amore a prima vista. Li ho acquistati tutti e da lì ho capito che ogni sale ha un suo sapore, una sua storia e soprattutto che al pari del vino e dell’olio è coltivato per 12 mesi all’anno. Toccare il sale con le mani è stata un’emozione straordinaria. Insomma, sì… è stato amore a prima vista!”

COME NASCE IL PROGETTO DI THE SALT CLUB?
The Salt Club non viene meno ai canoni imprenditoriali: dalla mia idea iniziale sono passati due anni di studio e ricerca e non è stato facile passare poi alla realizzazione dell’azienda. Recarsi in piccole saline, spesso a conduzione familiare, confrontarsi e accordarsi con i coltivatori di sale non è stato proprio semplice. Diciamo che l’intuizione è stata indispensabile, ma il progetto imprenditoriale non è stato da meno, considerando che il sale è ancora oggi un elemento e un alimento demonizzato da tutti. Ma forse per questo ho deciso di creare un’azienda super specializzata in sale di mare raccolto rigorosamente a mano. Questo mi ha dato una grande carica. Ritengo che la The Salt Club sia l’unica azienda al mondo a fare questo, con 14 saline differenti e oltre 60 tipologie di sale.”

SE DOVESSE FARE UN BILANCIO DI QUESTI PRIMI QUATTRO MESI DI ATTIVITÀ…
“Entusiasmanti. Il Team della The Salt Club è giovane e ha voglia di fare bene. Diciamo che il bilancio è fin troppo positivo: oltre a crescere ogni giorno, ci sono arrivate richieste per organizzare degustazione di sale da tutta Italia e dall’estero, soprattutto da Francia e Germania. Quello del sale è un mondo tutto da scoprire e siamo solo all’inizio. Credo che ci meraviglierà tutti.”

SOLO SALE LAVORATO IN MODO ARTIGIANALE. QUAL È IL PASSAGGIO PIU IMPORTANTE NELLA COLTIVAZIONE DEL SALE?
“Sono tante le variabili che contribuiscono a ottenere un sale pregiato e di qualità, ma personalmente quella che mi affascina di più è da dove nasce tutto, la forza potente della Luna che fa innalzare il mare di parecchi metri e che permette di far entrare l’acqua nei bacini. Pensi di quanta energia è carica quella pozione di acqua.”

LA PROPRIETÀ DEL SALE PER ECCELLENZA?
“Il sale non è un solista ma piuttosto un equilibratore e un esaltatore dei sapori. Può far diventare un piatto eccezionale ma anche distruggerlo. Non è poca la responsabilità dello chef che lo deve utilizzare.”

OGGI IL SALE ESISTE DI OGNI COLORE E CONSISTENZA. COME SI FA A RICONOSCERE QUELLO VERO?
“Domanda semplice ma la risposta è molto complessa. Ci vorrebbe un po’ più di tempo per rispondere ma, semplificando, diciamo che il sale naturale non è mai bianco e al tatto è sempre umido. Poi occorre vedere se è stato filtrato da alghe o piante come la Posidonia Oceanica, al riparo della quale vivono innumerevoli microrganismi, dalla passione e dalla mano dei maestri salinai… ma mi fermo qui! Dovrà venire a una delle nostre Masterclass sul sale per saperne di più…”

LA SUA DISPENSA È VUOTA, MA I SUOI AMICI SONO GIÀ PIAZZATI IN SALA DA PRANZO: CHE COSA IMPROVVISA CON IL SUO SALE?
“Delle fette di un buon pane di grano duro con olio extravergine di oliva della campagna romana e una Fleur de Sel. Pochi ingredienti, ma il risultato è notevole.”

IL PIATTO A CUI NON RINUNCIA?
“Pasta al burro. Bollitura dello spaghetto fatta con sale grosso di salina italiana e burro francese di Normandia. Provare per credere”.

IL SUO SALE PREFERITO?
“Chiaro che ho il mio sale preferito, ma non lo svelerò mai” Ride. “Sono tutti come dei figli per me e ognuno di loro mi sa dare grandi soddisfazioni. L’importante è ricordare sempre che un pizzico di sale può fare la differenza!

Un grazie a Paolo Santoro. Quello del sale di mare naturale è un mondo affascinante e tutto da scoprire, e da oggi ne sappiamo un tantino di più.
Ci salutiamo ripromettendoci di incontrarci in una delle sue prossime degustazioni. Buon sale a tutti!

L'inviato The Salt Club
Ludovica Galli

Ludovica Galli

Curiosa, sognatrice e inguaribile ottimista. Ama le belle cose, ma anche quelle buone, motivo per cui il destino ha fatto incrociare il suo percorso con quello di "The Salt Club"! Raccontandosi e raccontando cercherà di salare il cuore del lettori e di condire semplici istanti di quotidianità.

Una cambusa gourmet (Diario di navigazione)

Mari D'EliaThe Salt Magazine

Questo mio viaggio in barca a vela è stato… scoperta ed evasione, un cambiare punto di vista adattandomi ai ritmi della natura e veleggiando in totale silenzio. Ho dormito sotto un cielo di stelle infinito e fatto il bagno in acque azzurre e dai colori incredibili.

Ma è stato anche un viaggiare alla scoperta dei prodotti tipici delle diverse zone visitate, perché la barca a vela è una piccola casa sulle onde, dove il buon cibo e il buon vino non devono mancare mai. Sono stata alla scoperta della Sardegna, territorio affascinante con un mare cristallino e superbo e il suo vento pieno di energia, sempre presente.

Arriviamo al porto di Portisco in Costa Smeralda e il panorama visto dall’alto è fantastico: mare piatto dai colori caraibici, aria calda africana con effetto “phon”, totalmente priva di umidità (sì, direi piuttosto secca…), e lo spettacolo delle barche come tanti puntini, ferme lì ad aspettare di prendere il largo.

Prima di partire con i miei “fighissimi” compagni di viaggio, provetti marinai, iniziamo il rito della “Cambusa”. Parola d’ordine del Capitano: praticità e qualità! Insomma, ci proviamo. Il nostro capitano apre con calma il suo borsone in cui aveva ben riposte alcune bottiglie di olio extravergine d’oliva DOP del Garda Bresciano, della sua azienda di San Felice del Benaco, in provincia di Brescia… una poesia! Io allora sfodero il mio asso nella manica: il Fior di Sale di Sardegna al Mirto, che con quell’olio si sposa a meraviglia. Finite le schermaglie tra gourmet iniziamo il Tour per acquistare il Vermentino della Gallura, il Pecorino, pomodori e ortaggi a volontà

Beh, se una crociera inizia dalla cambusa, noi abbiamo avuto un ottimo inizio, anche se l’idea di tutti è quella di fermarci lì dove è possibile e andare alla scoperta di ristoranti e prelibatezze della cucina locale. 

In effetti, scendere a terra per un aperitivo o per la cena è una sensazione unica, dopo una notte e una giornata passata in navigazione con un mare “importante” e un vento senza tregua. Mettere i piedi sulla terraferma, per me che non sono un marinaio provetto, è stato come lasciare un mondo per conoscerne un altro altrettanto affascinante. E poi la cena con le famose cozze di Olbia al guazzetto… un incanto!

Certo, la mia considerazione è stata che la vita in barca è pura condivisione, intesa come dono dell’incontro e dell’accoglienza e, se ci pensate, rispetto a tanti altri modi di viaggiare forse è quello che rende in poco tempo più intimo il rapporto tra i compagni di viaggio, lasciando un segno indelebile nei nostri ricordi.

Di questo viaggio vorrei lasciarvi la mia ricetta vegana, semplice e fresca, che mi è stata suggerita dalla mia compagna di navigazione Antonia e ha come protagonisti i cetrioli, uno degli ingredienti più comuni e versatili della bella stagione, insieme ad altri due freschi ingredienti: lo yogurt e la menta. È un delizioso piatto rinfrescante per le giornate estive più calde, perfetto da gustare freddo (meglio se preparata in anticipo). Vi suggerisco di servirlo non solo come alternativa a un classico primo piatto ma anche come antipasto. Noi abbiamo preferito accompagnarla con il pane Carasau, sia classico che con il peperoncino… stupirete i vostri ospiti con semplicità e gusto!

Ingredienti per 4 persone: 2 grossi cetrioli, 1 vasetto di yogurt da 500 gr., sale aromatizzato al mirto, olio EVO, menta fresca.

Preparazione: Pulire i cetrioli eliminando la buccia esterna e tagliarli a rondelle sottili o in altre forme di preferenza, versare a parte in una ciotola lo yogurt bianco compatto, meglio se usate quello greco (vegetale per noi vegani), aggiungere un filo di olio extra vergine d’oliva e un pizzico di sale al mirto, tagliuzzare la menta con le mani e aggiungerla nel composto, mescolare energicamente il tutto per qualche minuto. Assaggiare ed eventualmente aggiustare di sale.  Tenere in frigo per qualche ora.

Che dire, andare in barca a vela è magico e cenare o pranzare con cibi semplici, cullati dalle onde, è unico. Almeno una volta nella vita occorre farlo, perché si torna a casa più ricchi. Grazie a Camillo, il nostro capitano, grazie a Maurizio, il mio compagno, grazie ad Antonia e Michele per la loro gradevole e preziosa compagnia e per avermi fatto conoscere un territorio magico: la Sardegna.

L'inviato The Salt Club
Mari D'Elia

Mari D'Elia

Fondatrice del salotto culturale “Samà” a Lecce e dopo anni passati in giro per il mondo come manager nel settore alberghiero ha aperto una finestra intelligente e fresca sul mondo Vegano con il suo Blog "Vegano del Sorriso”. Per The Salt Club scriverà di curiosità e aneddoti sul Sale e sul mondo Vegano.

The Salt Club e l’Olio del Salento

Paolo SantoroThe Salt Magazine

Amiamo molto la città di Lecce. Quando Fabrizio Miccoli (Sommelier e Degustatore di Olio AIS Lecce) e Amedeo Pasquino (capo delegazione AIS Lecce), su richiesta della nostra inviata nel Salento Anna Maria De Giorgi, hanno confermato la nostra partecipazione a “Charme in Rosa” – una manifestazione ormai giunta alla VII edizione, dove vengono presentati oltre 150 vini rosati e 40 varietà di olio prodotto in Salento – non ci siamo fatti scappare l’opportunità di ritornare nella bellissima e ospitale Capitale del Salento.

Abbiamo accettato con piacere, consapevoli che sarebbe stato il nostro battesimo del fuoco in una manifestazione eno-olearia giocata in poche ore (cinque, per la precisione). Non conoscevamo la location in cui si sarebbe svolta la manifestazione, Torre del Parco, una dimora storica del 1419 voluta e fatta costruire da Giovanni Antonio Orsini del Balzo, Principe di Taranto. Beh, se siete di passaggio a Lecce non potete non fermarvici a prendere almeno un aperitivo o a cenare. È un luogo semplicemente strepitoso e i suoi saloni e la corte interna fanno sì che si dimentichi di vivere nel 21° secolo.

La nostra postazione era nella corte interna, accanto allo stand dell’eccellenza degli oli di Puglia (mai connubio fu così felice!) e alle 18 l’allestimento era bello che pronto. 40 sali differenti tra Fleur de Sel, Speziati e sali del Nord Europa raccolti a mano e provenienti da Spagna, Italia, Francia, Portogallo, Inghilterra, Galles e Islanda.

Pronti… via! Inizia ad arrivare il pubblico, con curiosità si avvicinano i primi per degustare il nostro sale… che dire, all’una di notte eravamo ancora lì a spiegare, far assaggiare e sentire i profumi dei sali speziati. Un grande successo! Ecco, questo è il report sintetico di un qualcosa che è stato molto, molto di più. Sì, perché la magia del sale era tutta lì, si sentiva e si respirava. La gente ne era letteralmente attratta e lo toccava, sentiva, mangiava, poi ritornava per assaggiare ancora un altro tipo di sale, poi ancora un altro… e così via.

Alla fine, al nostro stand in cinque ore si sono fermate più di 500 persone e tutte hanno assaggiato almeno due o tre tipi di sale. L’accoppiata con l’olio è stata vincente e di questo dobbiamo ringraziare Fabrizio Miccoli e Amedeo Pasquino, nonché la nostra inviata Anna Maria De Giorgi. Siamo sicuri che torneremo quanto prima e faremo tante altre degustazioni di Sale, Olio e Frise!

Grazie AIS, Grazie Lecce.

L'inviato The Salt Club
Paolo Santoro

Paolo Santoro

Nato a Taranto nel 1958, è laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università di Siena. Imprenditore nel mondo degli Instant Media e della Produzione Audio/Video, è Sommelier AIS e Gourmand per passione. Autore del romanzo “Il Sale del Führer” edito dall’Erudita, è un profondo conoscitore del Sale di Mare pregiato raccolto nelle più antiche saline d’Europa, di cui studia da anni tutti i possibili abbinamenti. Con la convinzione che esiste un legame indissolubile tra l’uomo, il sale e il cibo, organizza in Tour per l’Italia e per L’Europa la sua Masterclass “Sapere di Sale” per apprendere come si utilizza, come si abbina e come si riconosce il Sale di Mare di qualità. Lezioni, incontri, partecipazioni e degustazioni tenute presso le Scuole di Cucina e di Alta Formazione per Chef e Aspiranti Chef, Scuole per l'Accoglienza e l’Ospitalità e Hotel e Ristoranti.

La Cattedrale di Sale

Ludovica GalliThe Salt Magazine

Quando la The Salt Club mi ha chiesto di diventare un’Inviata di Sale, ho accettato senza esitazioni. Forse dal momento che non sono una giornalista ci avrei dovuto pensare su un attimo prima di accettare, ma è stato più forte di me!

Ascoltare la parola “Sale” mi ha portato subito alla mente mille idee da poter raccontare e che sono racchiuse tutte in un’unica affascinante domanda: come può un elemento così semplice e dalle piccole dimensioni essere il protagonista di infinite storie? Mi son detta he solo scoprendo e raccontando storie di luoghi e persone uniche potrò dare una risposta e quella di cui vi scriverò oggi è veramente la storia di un posto unico che mi ha lasciata senza parole e vi assicuro che questo non è facile che mi accada.

Sono stata a Realmonte paese di cinquemila anime poco distante da Agrigento, dove è situata una miniera di salgemma formatasi più di sei milioni di anni fa – e fin qui niente di straordinario starete pensando – che oltre ad essere un’importante giacimento da cui si estrae un ottimo sale è diventata oggi anche una destinazione turistica importante…e che destinazione, unica al mondo per dimensioni e per la presenza di opere d’arte! Sì opere d’arte create dalla natura e dall’uomo, dai minatori per la precisione.

A 150 metri sotto la superficie terrestre e 30 sotto il livello del mare, ci sono distese di grotte di sale che danno vita ad un vero e proprio mondo magico, è questa la sensazione che ho avuto appena entrata, un po’ come quando immaginiamo di entrare in un mondo fantastico, in un mondo parallelo oppure di essere in un set cinematografico. Ma la cosa incredibile è che ero in Italia. Nella nostra sempre sorprendente Italia.

Mi sono chiesta: ma chi ha realizzato queste sculture nel muro? Scolpite nelle pareti della miniera infatti appaiono all’occhio del visitatore i cosiddetti
osoni, ovvero dei cerchi concentrici creati dalla natura e formatisi con il tempo grazie all’incontro del salgemma con altri minerali. Spirali gigantesche, risalenti a milioni di anni fa, di una bellezza ipnotica da mozzare il fiato. Davvero suggestive e avvolgenti. Poco più avanti e dopo essere stata travolta da questa bellezza diversa e affascinante è apparsa ai miei occhi lei, La Cattedrale di Sale. Se mai fosse stato possibile uno spettacolo ancor più incredibile dei Rosoni.

Imponente e austera con i suoi 20 metri di larghezza e 100 di lunghezza – alta 8 metri – è stata scolpita dai minatori con fatica e pazienza e può ospitare più di 750 persone. Le pareti sono costellate di opere d’arte e particolarità non secondaria, la Cattedrale è dotata di un’acustica perfetta superiore a quella dei più moderni e sofisticati teatri d’opera. Gli abitanti di Realmonte ogni 4 di dicembre partecipano uniti alla messa per la celebrazione di Santa Barbara, protettrice dei minatori a cui chiaramente è stata dedicata una statua…di sale.

Esco dalla miniera di Realmente entusiasta e ancora colpita dal magnifico spettacolo che ho vissuto con la consapevolezza che la Natura ci dona sempre generosa tanta bellezza, ma sta poi a noi il volerla accogliere e il saperla trasformare in ricchezza dello spirito….ma ops..tanta splendore mi ha così travolta che non ho visto il mare, devo tornare a Roma che peccato? No, è un’opportunità perché così dovrò tornare assolutamente in Terra di Sicilia.

L'inviato The Salt Club
Ludovica Galli

Ludovica Galli

Curiosa, sognatrice e inguaribile ottimista. Ama le belle cose, ma anche quelle buone, motivo per cui il destino ha fatto incrociare il suo percorso con quello di "The Salt Club"! Raccontandosi e raccontando cercherà di salare il cuore del lettori e di condire semplici istanti di quotidianità.

The Salt Club a Charme in Rosa a Lecce

Paolo SantoroThe Salt Magazine

Con enorme piacere abbiamo ricevuto l’invito a partecipare a “Charme in Rosa – Vini rosati e oli extravergine di Puglia”.

Venerdì 14 luglio, a partire dalle ore 20.00 nella dimora storica di Torre del Parco di Lecce avrà inizio la 7^ edizione di “Charme in Rosa”, evento organizzato dall’Associazione Italiana Sommelier di Lecce che vedrà in degustazione oltre 150 etichette di Rosati di Puglia e 50 Oli extravergine di oliva regionali in abbinamento alle eccellenze gastronomiche del Salento.

La manifestazione partirà alle ore 19.00 con un Convegno dal tema “I rosati di Puglia: Poker d’Assi” di presentazione della manifestazione.

L’evento proseguirà con una degustazione aperta al pubblico di tutta la regione, per la quale i Sommelier offriranno e illustreranno le caratteristiche dei vini di oltre 100 cantine e 50 aziende olearie pugliesi che hanno aderito all’iniziativa con i propri prodotti, abbinati ad altre tipicità enogastronomiche tipiche pugliesi.
Vi aspettiamo a Lecce con il nostro stand dove potrete degustare più di 30 dei nostri pregiatissimi sali raccolti a mano nelle più antiche saline d’Europa.

Per maggiori informazioni e dettagli: http://www.sommelierpuglia.it/event/ais-lecce-presenta-charme-rosa-vini-rosati-oli-extravergine-puglia-venerdi-14-luglio-2017-ore-20-30-torre-del-parco-lecce/

 

L'inviato The Salt Club
Silvia Morani

Silvia Morani

Appassionata di scrittura, linguistica e viaggi, interessata da sempre al mondo della buona cucina - a cui ha cominciato ad avvicinarsi recentemente -, è entrata a far parte di The Salt Club per uno di quegli strani casi della vita e si è subito sentita a casa. Si entusiasma per le piccole cose e scrive di aneddoti, esperienze e nuove scoperte, nella speranza di riuscire a regalare sorrisi.

Festa a Vico 2017 e l’unicità delle cose belle.

Martina de MeisThe Salt Magazine

“La differenza tra qualcosa di eccellente e qualcosa di diverso è che il diverso può raccontare qualcosa di unico, l’eccellente, no”.

Così parla Antonio Cera del Forno Sammarco di San Marco in Lamis, in Puglia, offrendo il suo piatto Grani futuri, pane dal dolce al salato ai commensali accorsi a Vico, la sera di domenica 4 giugno, in occasione della Repubblica del cibo, primo appuntamento della quindicesima edizione di Festa a Vico, manifestazione organizzata dal bistellato Gennaro Esposito, Gennarino, blasonato chef della Torre del Saracino di Seiano.

Festa a Vico, da quindici anni mostra il lato buono del cibo. Quest’anno, insieme al buono, però, Festa a Vico esortava tutti gli accorsi, chef e non, a guadarsi dalle apparenze, dalle illusioni di facili successi. Lo slogan recitava, infatti, “Non siamo di un altro mondo”. Si allude alla notorietà, alla fama mediatica raggiunta da chi, nell’era 2.0, ha deciso di far cucina. La si biasima, o meglio la si contestualizza. È facile raggiungere le stelle, così come è facile precipitarne una volta toccate, alla stregua di Icaro, le cui ali di cera non ressero all’impatto con i raggi del sole. Ci vuole impegno, fatica, passione. Ci vuole cuore. Di questo parla il motto della XV edizione appena conclusa, questo sottende il suo hashtag ufficiale #cuoriEsapori, questo dimostra la finalità che ogni anno Festa a Vico si propone. Benefica. I ricavi sono, infatti, interamente devoluti ad Onlus attentamente selezionate. Quest’anno erano cinque e, dalla tre giorni di cuori e cibo, tutte e cinque hanno beneficiato complessivamente di 215 mila euro.

Festa a Vico è ogni anno quello che non ti aspetti. Si apre con la Repubblica del cibo, in cui piatti gourmet mascherati da street food si nascondono nelle botteghe delle strade vicane. La Repubblica del cibo è pop, 20 euro per cinque degustazioni, acqua e caffè. La sera del 4, la cittadina era tutto un via vai di uomini bianchi, di sfrigolii d’olio, di clangore di pentole, di profumi inebrianti, di folla, di folle allegria. Alle 23, terminati i piatti e guadagnata la cifra record di 90 mila euro, la festa è proseguita nel cortile interno di Pizza a metro da Gigino – Università della Pizza. Il clima era lo stesso. Cibo, entusiasmo, ma anche attesa e aspettative per l’indomani, per la cena di gala stellata da “appena” 200 posti, che lì sarebbe stata allestita. Un ossimoro sembrava accostare l’ambiente di una delle più famose pizzerie della costiera e il lusso che l’immaginario collettivo attribuisce ad una cena di gala. Stellata. Esclusiva. Un ossimoro, sciolto tuttavia, non appena varcata, il giorno seguente, la soglia della porta di vetro scorrevole, con su serigrafato il nome del fondatore della pizza a metro. Una foresta di fiori ha accolto i duecento commensali, un trionfo di rose rosse, peonie e ortensie, rosse anch’esse. Opera di Enzo Miccio. Merito. E poi, ancora, c’erano gli chef, questa volta stellati, cooperanti in una cucina mastodontica, tutta a vista. C’erano, tra i tanti, Valeria Piccini, Chicco Cerea, c’era Moreno Cedroni e l’immancabile Gennaro Esposito. C’erano gli artigiani del pane e i maestri pasticceri. Una serata ricca di sfarzo e di bello. Una manifestazione ricca di bello e di buono. “Non siamo di un altro mondo” recita ancora una volta lo slogan, a ribadirlo un cuore con il cappello da chef e il mantello da super eroe, quasi a voler sottolineare che la cucina è cuore e la bravura non va di pari passo con la notorietà, ma con la capacità di offrire, ogni volta, insieme al cibo, un qualcosa di buono. Di diverso. Di unico.

L'inviato The Salt Club
Martina de Meis

Martina de Meis

Nata a Roma 28 anni fa, si definisce “coltivatrice di sogni”. Una laurea in Logopedia per necessità, una in Filologia, Letterature e Storia dell’Antichità per amore, e investitura del nonno paterno, che nella dedica ad un libro contenente passi scelti di autori latini, scrisse (nel lontano 1990!): “Alla piccola nipotina Martina con l’auspicio che, attraverso lo studio degli antichi autori latini, possa raggiungere le mete più sublimi nel mondo dello spirito”. Indomabile curiosa, appassionata di cibo e vino, ha iniziato a scrivere parlando di Logopedia, di nuovo per necessità, e poi di cibo e vino di nuovo per amore. Ha frequentato il corso professionale di alta cucina presso l’Italian Genius Academy e sta ultimando il Corso da Sommelier, perché se puoi sognarlo, puoi farlo e perché è fermamente convinta che, nella vita, sia bene non lasciare nulla di intentato.

Quanto sarebbe stata “Sciapa” la storia senza il sale?

Ludovica GalliThe Salt Magazine

“Non sarebbe possibile concepire un Popolo Civilie senza il Sale.” Guardo il monitor del computer pronta a scrivere il mio primo articolo per The Salt Magazine.

Leggo questa frase di Plinio e mi frullano un po’ di idee per la testa. Scrivo del ruolo del Sale nell’Antica Roma? Mi dico che per iniziare va sempre bene partire dalla storia. Mi documento, leggo, prendo appunti, quando ad un certo punto mi chiedo: “Ma se non ci fosse stato il Sale questi che facevano?. Era usato per tutto! Cucinare, conservare, scambiare, pregare, medicare… in pratica ha condizionato profondamente lo sviluppo di tutte le società antiche. “Ma quanto sarebbe stata “sciapa” la storia senza il sale?” Tanto!

Paga per i soldati, farmaco per curare ferite e malanni, conservante per il cibo, il sale nell’antica Roma conquistò la piena centralità nella vita dei cittadini cambiando definitivamente anche il gusto del cibo.

Resosi conto del ruolo che svolgeva il prezioso oro bianco i Romani ne fecero una vera e propria industria di cui ne detenevano saldamente il monopolio. Inizialmente lo producevano in quantità limitate portando a ebollizione l’acqua marina (Il metodo cosiddetto per ebollizione è ancora utilizzato oggi nei paesi del Nord Europa) fino ad ottenere la formazione dei piccoli cristalli. Quando si resero conto che oramai era diventato un bene di prima necessità per il popolo, ne intensificarono la produzione creando sui litorali in prossimità delle città le Saline, un’insieme di vasche artificiali che riempivano con l’acqua di mare grazie ad una fitta rete di canali di collegamento. Il Sole e il Vento facevano poi da febbraio a giugno evaporare l’acqua naturalmente (il cosiddetto metodo per evaporazione, ancora oggi utilizzato nel bacino del Mediterraneo) permettendo così la raccolta del sale in abbondanti quantità.

Grazie al Sale di deve la costruzione delle più importanti arterie stradali italiane ancora oggi visibili, infatti dalle Saline furono costruite le strade che collegavano tutta l’Italia chiamate per l’appunto le “vie del sale”. La via maestra che tutti noi conosciamo è la “via Salaria Nova”, che partiva dalle Saline di Ostia (Campus Salinarum Romanarum) e percorrendo tutto l’Appennino giungeva fino al Mar Adriatico.
Insomma il sale è stato un vero e proprio motore per l’antica Roma e per tante altre civiltà. Sì ora ne sono certa. Senza il sale la storia sarebbe stata “Sciapa”.

L'inviato The Salt Club
Ludovica Galli

Ludovica Galli

Curiosa, sognatrice e inguaribile ottimista. Ama le belle cose, ma anche quelle buone, motivo per cui il destino ha fatto incrociare il suo percorso con quello di "The Salt Club"! Raccontandosi e raccontando cercherà di salare il cuore del lettori e di condire semplici istanti di quotidianità.

Miraggi di balene e sale.

Silvia MoraniThe Salt Magazine

Mentre Ashraf mi sistemava lo scialle in testa, ché a detta loro mi sarei presa un colpo di sole altrimenti, l’afa opprimente del deserto mi portava a chiedermi che cosa ci facessi lì.

Forse era stato un errore? Tra tutti i bei posti dove andare in vacanza, proprio l’Egitto, con il caldo soffocante, i cumuli di spazzatura, il rischio attentati? Ottima scelta, Silvia, ripetevo a me stessa.
Non dovrei lamentarmi, in fondo ho scelto di essere una viaggiatrice. Purtroppo, però, sono una viaggiatrice pigra: l’idea di camminare per un’ora in mezzo al deserto con solo una bottiglietta d’acqua calda a disposizione, in quel momento, non mi rendeva particolarmente felice.

Per fortuna i tesori custoditi dal Wadi al-Hitan mi hanno fatto presto sentire meglio: camminare tra fossili di balene e antiche foreste val bene un’oretta di sauna indesiderata.
Questo deserto, patrimonio dell’umanità UNESCO, è il sito paleontologico con la più alta concentrazione di fossili di archeoceti, i progenitori delle odierne balene. Di enorme importanza per lo studio dell’evoluzione dei cetacei, il Wadi al-Hitan, situato a circa 150 km a sudovest del Cairo, ospita anche resti di altri animali marini tra cui squali, tartarughe, pesci e invertebrati.
Un museo a cielo aperto, insomma: e noi lì, in mezzo al nulla, a camminare tra balene, granchi e coccodrilli.
Mi sforzo per continuare a mettere un piede dopo l’altro e Ashraf, la guida, mi racconta i suoi aneddoti collezionati in anni di lavoro. Ride di fronte all’evidente difficoltà in cui mi trovo: mi dice che lui, invece, solo nel deserto si sente veramente vivo. Io invece sento che le mie gambe stanno diventando un tutt’uno con i jeans (le donne con le gambe scoperte, in Egitto, non sono viste di buon occhio) e comincio ad avere i miraggi. Sì, quella patina bianca per terra dev’essere per forza un miraggio.
E invece no: “Guarda il sale!” esclama Ashraf. Sale, nel deserto? Il sole avrà dato alla testa anche a lui?

È innegabile, però: davanti a noi il deserto è ricoperto da uno strato bianco che, toccato dai raggi del sole, sembra quasi brillare.
Non sono una geologa, ma posso immaginare che quel sale sia ciò che rimane dell’oceano che, milioni di anni fa, ricopriva questo deserto delle meraviglie.
Improvvisamente mi sento minuscola: riesco a percepire la storia di quel posto, le forme di vita che vi si sono susseguite nel tempo – i loro scheletri a testimoniarlo –, l’estrema insignificanza di me, della mia brevissima vita e del mio sentir caldo, di fronte alla magnificenza di tutto questo.

È ora di tornare. Ci sediamo a riposare e mentre sorseggio un tè bollente (tanto per aggiungere un po’ di calore) mi viene da sorridere perché ho trovato la risposta al mio dubbio iniziale: sì, decisamente ne è valsa la pena.

L'inviato The Salt Club
Silvia Morani

Silvia Morani

Appassionata di scrittura, linguistica e viaggi, interessata da sempre al mondo della buona cucina - a cui ha cominciato ad avvicinarsi recentemente -, è entrata a far parte di The Salt Club per uno di quegli strani casi della vita e si è subito sentita a casa. Si entusiasma per le piccole cose e scrive di aneddoti, esperienze e nuove scoperte, nella speranza di riuscire a regalare sorrisi.