Miraggi di balene e sale.

Silvia MoraniThe Salt Magazine

Mentre Ashraf mi sistemava lo scialle in testa, ché a detta loro mi sarei presa un colpo di sole altrimenti, l’afa opprimente del deserto mi portava a chiedermi che cosa ci facessi lì.

Forse era stato un errore? Tra tutti i bei posti dove andare in vacanza, proprio l’Egitto, con il caldo soffocante, i cumuli di spazzatura, il rischio attentati? Ottima scelta, Silvia, ripetevo a me stessa.
Non dovrei lamentarmi, in fondo ho scelto di essere una viaggiatrice. Purtroppo, però, sono una viaggiatrice pigra: l’idea di camminare per un’ora in mezzo al deserto con solo una bottiglietta d’acqua calda a disposizione, in quel momento, non mi rendeva particolarmente felice.

Per fortuna i tesori custoditi dal Wadi al-Hitan mi hanno fatto presto sentire meglio: camminare tra fossili di balene e antiche foreste val bene un’oretta di sauna indesiderata.
Questo deserto, patrimonio dell’umanità UNESCO, è il sito paleontologico con la più alta concentrazione di fossili di archeoceti, i progenitori delle odierne balene. Di enorme importanza per lo studio dell’evoluzione dei cetacei, il Wadi al-Hitan, situato a circa 150 km a sudovest del Cairo, ospita anche resti di altri animali marini tra cui squali, tartarughe, pesci e invertebrati.
Un museo a cielo aperto, insomma: e noi lì, in mezzo al nulla, a camminare tra balene, granchi e coccodrilli.
Mi sforzo per continuare a mettere un piede dopo l’altro e Ashraf, la guida, mi racconta i suoi aneddoti collezionati in anni di lavoro. Ride di fronte all’evidente difficoltà in cui mi trovo: mi dice che lui, invece, solo nel deserto si sente veramente vivo. Io invece sento che le mie gambe stanno diventando un tutt’uno con i jeans (le donne con le gambe scoperte, in Egitto, non sono viste di buon occhio) e comincio ad avere i miraggi. Sì, quella patina bianca per terra dev’essere per forza un miraggio.
E invece no: “Guarda il sale!” esclama Ashraf. Sale, nel deserto? Il sole avrà dato alla testa anche a lui?

È innegabile, però: davanti a noi il deserto è ricoperto da uno strato bianco che, toccato dai raggi del sole, sembra quasi brillare.
Non sono una geologa, ma posso immaginare che quel sale sia ciò che rimane dell’oceano che, milioni di anni fa, ricopriva questo deserto delle meraviglie.
Improvvisamente mi sento minuscola: riesco a percepire la storia di quel posto, le forme di vita che vi si sono susseguite nel tempo – i loro scheletri a testimoniarlo –, l’estrema insignificanza di me, della mia brevissima vita e del mio sentir caldo, di fronte alla magnificenza di tutto questo.

È ora di tornare. Ci sediamo a riposare e mentre sorseggio un tè bollente (tanto per aggiungere un po’ di calore) mi viene da sorridere perché ho trovato la risposta al mio dubbio iniziale: sì, decisamente ne è valsa la pena.

L'inviato The Salt Club
Silvia Morani

Silvia Morani

Appassionata di scrittura, linguistica e viaggi, interessata da sempre al mondo della buona cucina - a cui ha cominciato ad avvicinarsi recentemente -, è entrata a far parte di The Salt Club per uno di quegli strani casi della vita e si è subito sentita a casa. Si entusiasma per le piccole cose e scrive di aneddoti, esperienze e nuove scoperte, nella speranza di riuscire a regalare sorrisi.

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