Festa a Vico 2017 e l’unicità delle cose belle.

Martina de MeisThe Salt Magazine

“La differenza tra qualcosa di eccellente e qualcosa di diverso è che il diverso può raccontare qualcosa di unico, l’eccellente, no”.

Così parla Antonio Cera del Forno Sammarco di San Marco in Lamis, in Puglia, offrendo il suo piatto Grani futuri, pane dal dolce al salato ai commensali accorsi a Vico, la sera di domenica 4 giugno, in occasione della Repubblica del cibo, primo appuntamento della quindicesima edizione di Festa a Vico, manifestazione organizzata dal bistellato Gennaro Esposito, Gennarino, blasonato chef della Torre del Saracino di Seiano.

Festa a Vico, da quindici anni mostra il lato buono del cibo. Quest’anno, insieme al buono, però, Festa a Vico esortava tutti gli accorsi, chef e non, a guadarsi dalle apparenze, dalle illusioni di facili successi. Lo slogan recitava, infatti, “Non siamo di un altro mondo”. Si allude alla notorietà, alla fama mediatica raggiunta da chi, nell’era 2.0, ha deciso di far cucina. La si biasima, o meglio la si contestualizza. È facile raggiungere le stelle, così come è facile precipitarne una volta toccate, alla stregua di Icaro, le cui ali di cera non ressero all’impatto con i raggi del sole. Ci vuole impegno, fatica, passione. Ci vuole cuore. Di questo parla il motto della XV edizione appena conclusa, questo sottende il suo hashtag ufficiale #cuoriEsapori, questo dimostra la finalità che ogni anno Festa a Vico si propone. Benefica. I ricavi sono, infatti, interamente devoluti ad Onlus attentamente selezionate. Quest’anno erano cinque e, dalla tre giorni di cuori e cibo, tutte e cinque hanno beneficiato complessivamente di 215 mila euro.

Festa a Vico è ogni anno quello che non ti aspetti. Si apre con la Repubblica del cibo, in cui piatti gourmet mascherati da street food si nascondono nelle botteghe delle strade vicane. La Repubblica del cibo è pop, 20 euro per cinque degustazioni, acqua e caffè. La sera del 4, la cittadina era tutto un via vai di uomini bianchi, di sfrigolii d’olio, di clangore di pentole, di profumi inebrianti, di folla, di folle allegria. Alle 23, terminati i piatti e guadagnata la cifra record di 90 mila euro, la festa è proseguita nel cortile interno di Pizza a metro da Gigino – Università della Pizza. Il clima era lo stesso. Cibo, entusiasmo, ma anche attesa e aspettative per l’indomani, per la cena di gala stellata da “appena” 200 posti, che lì sarebbe stata allestita. Un ossimoro sembrava accostare l’ambiente di una delle più famose pizzerie della costiera e il lusso che l’immaginario collettivo attribuisce ad una cena di gala. Stellata. Esclusiva. Un ossimoro, sciolto tuttavia, non appena varcata, il giorno seguente, la soglia della porta di vetro scorrevole, con su serigrafato il nome del fondatore della pizza a metro. Una foresta di fiori ha accolto i duecento commensali, un trionfo di rose rosse, peonie e ortensie, rosse anch’esse. Opera di Enzo Miccio. Merito. E poi, ancora, c’erano gli chef, questa volta stellati, cooperanti in una cucina mastodontica, tutta a vista. C’erano, tra i tanti, Valeria Piccini, Chicco Cerea, c’era Moreno Cedroni e l’immancabile Gennaro Esposito. C’erano gli artigiani del pane e i maestri pasticceri. Una serata ricca di sfarzo e di bello. Una manifestazione ricca di bello e di buono. “Non siamo di un altro mondo” recita ancora una volta lo slogan, a ribadirlo un cuore con il cappello da chef e il mantello da super eroe, quasi a voler sottolineare che la cucina è cuore e la bravura non va di pari passo con la notorietà, ma con la capacità di offrire, ogni volta, insieme al cibo, un qualcosa di buono. Di diverso. Di unico.

L'inviato The Salt Club
Martina de Meis

Martina de Meis

Nata a Roma 28 anni fa, si definisce “coltivatrice di sogni”. Una laurea in Logopedia per necessità, una in Filologia, Letterature e Storia dell’Antichità per amore, e investitura del nonno paterno, che nella dedica ad un libro contenente passi scelti di autori latini, scrisse (nel lontano 1990!): “Alla piccola nipotina Martina con l’auspicio che, attraverso lo studio degli antichi autori latini, possa raggiungere le mete più sublimi nel mondo dello spirito”. Indomabile curiosa, appassionata di cibo e vino, ha iniziato a scrivere parlando di Logopedia, di nuovo per necessità, e poi di cibo e vino di nuovo per amore. Ha frequentato il corso professionale di alta cucina presso l’Italian Genius Academy e sta ultimando il Corso da Sommelier, perché se puoi sognarlo, puoi farlo e perché è fermamente convinta che, nella vita, sia bene non lasciare nulla di intentato.

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